I "DIY RESISTANCE", i miei libri: UNCUOREBESTIALE, UNO IN MENO, RESISTENZE, DYSTOPIALAND, JEANNE ETOILE DE COMBAT. (Questo era il blog del COLLETTIVO ANTISPECISTA BS, e continua perciò a rimanere un blog antifascista e antispecista, contro il vuoto culturale e politico della nostra epoca, contro chi lucra sul sangue e sulla vita degli animali). Go Vegan / Go Alf
lunedì 19 maggio 2014
giovedì 13 marzo 2014
lunedì 27 gennaio 2014
venerdì 15 novembre 2013
Queens of Chaos collective è lieta di presentare la TDoR night presso il Foa Boccaccio:
Cena vegan a partire dalle ore 20
Ore 21 presentazione/dibattito.
Barbara X, blogger e scrittrice queer, antifascista militante e vegana, ci parlerà della sua collezione di libri "Diy Resistance" e della sua esperienza.
Cena vegan a partire dalle ore 20
Ore 21 presentazione/dibattito.
Barbara X, blogger e scrittrice queer, antifascista militante e vegana, ci parlerà della sua collezione di libri "Diy Resistance" e della sua esperienza.
Mercoledi prossimo, 20 novembre, sarà il il Transgender Day of Remembrance o TDoR che è una ricorrenza nata per commemorare le vittime dell'odio e del pregiudizio anti-transgender (transfobia). Si celebra tutti gli anni il 20 Novembre in tutto il mondo.
Anche Novara è stata colpita dalla ferocia della transfobia: recentemente, due donne trans, Bruna e Joy, sono state uccise brutalmente a distanza di cinque mesi. I due assassini di Bruna sono stati giudicati e condannati all'ergastolo.
NovarArcobaleno ha organizzato per questo evento, presso lo Zefiro Cafè, alle 18.30 un buffet veg* (5 € con prima cosnumazione) e alle 20.30 un incontro-dibattito con Barbara X, ANTIFASCISTA militante, ANTISPECISTA, scrittice e blogger queer, autrice dei libri DIY RESISTANCE (Uncuorebestiale, Uno in meno, Resistenze, Jeanne Etoile de Combat, Dystopialand).
Sarà possibile inoltre tesserarsi per NovarArcobaleno: con solo 10 € potrai sostenere le attività dell'associazione per tutto il 2014!
lunedì 17 giugno 2013
"
Sempre più spesso ci troviamo a parlare e a confrontarci su questioni e situazioni relative al genere, alla sessualità e all’orientamento sessuale. Un dibattito che cresce e che ci appassiona perché tocca nel quotidiano ognuna e ognuno di noi. Il modo che riteniamo migliore per parlarne, o forse anche l’unico modo per noi possibile, è quello che passa per il tentativo di scardinare gli stereotipi e i preconcetti tanto cari alla società in cui viviamo, e che troppo spesso caratterizzano anche le nostre vite. Solo riconoscendo e smascherando questi stereotipi è possibile provare a pensare a questi temi in termini differenti."
"Viviamo in una società attraversata da una paura strisciante di ogni
altro essere vivente, di ogni forma di alterità e differenza, ed in cui
le perverse strategie del dominio capitalista si intrecciano
drammaticamente con razzismo e xenofobia, sessismo, omo/transfobia,
specismo e violenza diffusa. Alla violenza della parola e delle pratiche
dominanti vogliamo opporre l’alterità delle nostre soggettività
desideranti e l’irriducibilità dei nostri corpi, contro le logiche
perverse di un capitalismo che trasforma ogni corpo in merce, come
accade a centinaia di donne e uomini migranti, deportati e privati di
ogni dignità umana, e come accade con i corpi degli animali non umani,
sfruttati, deanimalizzati e reificati, trasformati dal mercato globale
in prodotto di consumo senza identità." (Dal documento politico di IbrideVoci e Città Futura Catania)
martedì 14 maggio 2013
INTRODUZIONE.
IMPEGNATEVI
PERCHE' IL FUTURO DEL MONDO NON SIA QUESTO.
Dystopialand
è
principalmente la descrizione di un possibile futuro: non di un
futuro possibile (c'è una bella differenza, in questo caso, se si
invertono aggettivo e sostantivo). In questo romanzo, anzi, viene
tratteggiato quello che, a tutti gli effetti, è un futuro
impossibile, nel senso di intollerabile, non tanto in quello di
irrealizzabile (purtroppo).
Dystopialand
è la terra (ovviamente desolata) della distopia, vale a dire
dell'utopia negativa, della quale mi sono servita per riprodurre un
sistema sociale ripugnante sotto tutti i punti di vista.
Dystopialand
è
il
futuro che nessuno vorrebbe, ma che tutti i giorni si affaccia
minaccioso nel nostro presente, e talvolta sembra essere già qua.
Il
primo “abbozzo di scaletta” di questo lavoro risale all'ormai
lontano 9 gennaio del 2001: questa è la data che ho riportato su un
foglio su cui ho cercato di delineare uno schema del romanzo
suddiviso per punti salienti.
Dopo
aver buttato giù a penna qualche episodio per un totale di circa una
cinquantina di pagine, ho interrotto il lavoro per dedicarmi ad
altro: si è trattato di una pausa molto lunga, nella quale comunque
ho pensato spesso alle vicende e agli spunti che avrei voluto
esporre, non mancando di raccogliere appunti sparsi che ho cercato di
conservare alla bell'e meglio.
Solo
nel 2007 ho ripreso in mano Dystopialand
(che allora, tuttavia, non aveva ancora un titolo) e mi ci sono
dedicata con una certa regolarità, pubblicandone anche alcuni
estratti sul web. Dopo l'interruzione dell'estate 2011, quando sono
stata impegnata con la stampa dei miei primi tre libri
(Uncuorebestiale,
Uno
in meno
e Resistenze),
mi sono buttata a capofitto nella diciannovesima stesura di Jeanne
Etoile de Combat,
terminata a marzo 2012, e solo dopo questa data sono tornata ad
occuparmi di Dystopialand,
le cui revisioni hanno avuto termine esattamente un anno dopo.
In
questo lavoro, come dicevo all'inizio, ho dunque inteso rappresentare
un futuro “impossibile”, mostruoso, allo scopo di invitare a una
riflessione sul presente.
L'azione
del libro si svolge intorno al 2200, in una immensa megalopoli
chiamata Molochia.
Molochia
altro non è che una delle tante espressioni di una società
irrimediabilmente guastata, dove tutto è capovolto: fino
all'esasperazione, fino al grottesco. Per fare un esempio, i tristi e
frequenti rigurgiti razzisti dei nostri giorni sono simboleggiati
dall'altissima recinzione metallica che circonda il nucleo centrale
di Molochia (abitato dai cosiddetti cittadini perbene), separandolo
dalla Merdopoli, il ghetto dei “quartieri obitorio” ove vengono
relegati tutti gli individui che non contribuiscono alla prosperità
e al benessere della cittadinanza.
A
Molochia, ossia all'interno di questo infernale contenitore fatto di
ferocia e incoscienza, cercano di resistere -ciascuno a suo modo-
cinque personaggi: Beast, Barry, Nikolaj, Soledad e Victoria.
A
parte i primi due (l'enigmatico Beast e il suo amico lupo, Barry) che
si muovono quasi sempre assieme, le vicende degli altri vengono
presentate separatamente, almeno nella prima parte. Nikolaj è un
giovane poeta, un idealista che pagherà caro il suo amore per i
libri e la letteratura; Soledad è una ragazza cresciuta in
solitudine, figlia di nessuno, un timido fiore in una crudele distesa
d'asfalto; mentre Victoria è una donna trans, colei che, tramite le
sue vicende, mi ha anche offerto lo spunto per parlare di disagio e
discriminazioni.
Debbo
confessare che l'estrapolazione di odierne consuetudini e tendenze
spinta fino agli effetti più rovinosi mi ha causato un certo
imbarazzo. Spesso sono arrivata a chiedermi se stessi esagerando con
la narrazione di certe scene: poi mi capitava di leggere le pagine di
cronaca di quotidiani sfogliati a caso e vi trovavo articoli i cui
contenuti superavano di gran lunga la più catastrofica fantasia.
Ma
la crudezza dell'esposizione credo abbia conferito una certa fluidità
alla rappresentazione delle scene stesse: l'aspro e crudele realismo
di talune immagini viene contrapposto allo spessore di pensieri e
sentimenti che non vogliono arrendersi dinanzi allo sfacelo.
Sfacelo
i cui molteplici e angosciosi aspetti inevitabilmente confluiscono
nell'immensa poesia della natura che risucchia e dimentica, che si
manifesta e si compie con le eterne leggi di distruzione e
riproduzione, indifferente a tutto, anche a quegli umani che si
credono padroni dell'universo.
Questa
è una storia in cui l'elemento surreale la fa da padrone, per
permettermi paradossalmente di analizzare meglio il reale; ho voluto
mettere sotto una lente di ingrandimento le storture, le assurdità e
gli orrori della nostra epoca per mostrarli da vicino, compiutamente:
e quella lente sono i duecento anni che ci separano dal futuro in cui
si svolge l'azione del libro.
In
definitiva, mi pare alquanto azzeccato attribuire per prosopopea a
questa presentazione le prime parole che Dante e Virgilio lessero
alla sommità della porta attraverso la quale entrarono nel vestibolo
del regno del dolore, la terzina d'esordio della scritta che
costituisce i nove versi iniziali del terzo canto dell'Inferno e si
conclude con il celebre “LASCIATE OGNE SPERANZA, VOI CH'INTRATE”
:
“PER
ME SI VA NE LA CITTÀ
DOLENTE,
PER
ME SI VA NE L'ETTERNO DOLORE,
PER
ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.”
Barbara
X,
marzo
2013
I “DIY RESISTANCE”
sono i miei libri, la materializzazione di un'utopia, lo scrivere
senza essere soggetti ad alcuna legge. I “DIY RESISTANCE” sono i
libri fuori dal mercato, letteratura veramente libera e antagonista,
autoprodotta e autogestita, che rifugge per ovvie ragioni l'ignominia
autoritaria dell'industria culturale. Le pagine dei “DIY
RESISTANCE” sono in carta ecologica riciclata al 100% e sbiancata
senza cloro.
lunedì 14 gennaio 2013
lunedì 3 dicembre 2012
NON GENERALIZZIAMO!!!
Che differenza c’è tra sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale?
Maschile e femminile sono categorie fisse e immutabili?
Quanti generi esistono? Infiniti?
Vogliamo affrontare la tematica queer a partire da queste domande, consapevoli di vivere in una società ancora fortemente (etero)normativa e patriarcale, che discrimina ogni diversità oppure la ingloba al suo interno con lo status di minoranza, affibbiando etichette in base ai comportamenti delle persone, ai gusti, alle inclinazioni.
Ci chiediamo se sia possibile sovvertire ogni etichetta proprio a partire da quella dell’identità di genere,liberandoci così anche di tutti quei ruoli attraverso cui la società ci riconosce, ci nomina e quindi ci controlla.
Per arrivare finalmente ad avere una società di persone, in cui ognun* sia liber* di essere se stess*.
Nel frattempo, con questa settimana di iniziative intendiamo conoscere meglio ed abbracciare nuove pratiche di decostruzione degli stereotipi e dei ruoli che ci sono imposti, per contribuire ad abbattere l'idea di norma e di devianza, allenandoci ad allargare il ventaglio del nostro immaginario sessuale a tutto lo spettro del possibile in modo da accogliere al suo interno tutte le singolarità, riconoscendo e rispettando la storia e il percorso di ognun*.
GIOVEDI' 13 DICEMBRE
ore 19.30 buffet vegan a seguire
laboratorio su generi, corpi e linguaggi con Nicoletta Poidimani.
Nicoletta, femminista e libera ricercatrice, dice di sé:
Scrivere saggi è certamente un atto individuale, ma le riflessioni sono sempre frutto di confronto collettivo.
Non sono un’accademica, ma un’intellettuale militante.
Tra i suoi saggi ricordiamo:
"L'utopia nel corpo. Oltre le gabbie identitarie molteplicità in divenire" (Mimesis 1998);
"Oltre le monocolture del genere" (Mimesis 2006);
"Difendere la "razza". Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini" (Sensibili alle foglie 2009)
c/o Spazio Liertario Sole e Baleno
sobb. Valzania 27 - Cesena
www.spazio-solebaleno.noblogs.org
VENERDI' 14 DICEMBRE
ore 19.00 Aperitivo mangereccio Vegan
ore 21.00 Turiste aliene nell'universo femminile. Escursione teatrale...
Una serata per riflettere insieme sulle forme attuali delle lotte di liberazione sessuale, a partire dalle rivolte che diedero origine al movimento GLBT, raccontate attraverso due video, da una delle protagoniste.
SYLVIA, RIMEBRI ANCORA... NoCode 2002
Era il 28 giugno del lontano 1969. Nei bar e nei locali del Greenwich Village si svolgevano feste di gay e trasessuali.
Di tanto in tanto arrivava la polizia, a sgomberare i locali, ad arrestare e umiliare gli avventori, a intascare le mazzette dei proprietari per chiudere un occhio. Ma erano gli anni sessanta americani e si respirava un clima di cambiamento in ogni sfera della società.
Una sera, al bar Stonewall, durante un'irruzione della polizia si accende una scintilla inaspettata, cresce il malcontento e inizia la prima rivolta per la rivendicazione dei diritti di chi non si riconosce nelle categorie sessuali consentite dalla legge.
A raccontare questa storia e l'atmosfera che l'ha generata è Sylvia Rivera, una meravigliosa trans a cui i libri di storia e la leggenda, attribuiscono il merito di aver tirato la prima scarpa col tacco (o forse la prima bottiglia di vodka) che diede origine alla ribellione. Il racconto di un passaggio fondamentale per la storia dei diritti e della dignità umana, raccontata da una delle protagoniste morta nel febbraio del 2002.
Estratto video dell'intervento di sylvia al convegno di transiti organizzato dal movimento identità transessuale e
al worldpride del 2000 a roma
Per chi ne ha ancora voglia... Dj set con Ari e Sere
c/o C.S.A. Capolinea
v. Volta 9 – Faenza
www.csacapolinea.noblogs.org
SABATO 15 DICEMBRE
XXY DEGENDER FEST
ore 18.00 workshop sadomaso con
BRUTAL (autocostruzione di fruste con camere d’aria)
WAI? (D.I.Y. Vegan Harness: come costruire da sol* il proprio vegan harness)
a seguire:
inaugurazione mostra
“The Catalog” di GOODYN GREENE*
e apericena vegan
*Goodyn Green è una fotografa queer femminista, nata a Aalborg (Danimarca) nel 1979.
Sin dalla prima pubblicazione nel 2009, è la fotografa principale del magazine berlinese Bend Over.
Fu la rivista stessa a presentare la prima raccolta di fotografie di Green, The Catalog, con immagini erotiche di donne queer e androgine in pose ispirate alle classiche riviste porno gay.
ore 21.00 presentazione libro
“La società de/generata. Teoria e pratica anarcoqueer” di ALEX B.
Alex B. ha 30 anni. Alcuni anni fa ha intrapreso una transizione fisica verso il maschile, per risolvere un disagio che sentiva con il proprio corpo. Non si riconosce nei generi maschile o femminile e, se proprio deve definirsi in qualche modo, preferisce i termini generici “trans” e “transgender”.
Da sempre insofferente all’autorità e anarchico individualista, ha scoperto il movimento radicale di liberazione animale, che gli ha aperto la porta verso altre lotte antiautoritarie a cui tutt’oggi dedica la maggior parte del suo tempo: tra queste l’ecologismo e la lotta contro le nocività, la lotta contro carcere e Cie, il sostegno ai prigionieri politici e un rinnovato interesse per le tematiche queer.
Del 2008 il suo racconto autobiografico Female-To-Myself e il breve saggio Il terzo genere nel mondo non occidentale pubblicati nell’antologia TranScritti.
a seguire:
proiezione corto “Dildotettonica per principianti” di SLAVINA
(menzione speciale al Sicilia Queer filmfest 2012)
ore 22.00 concerti
AGATHA | ?ALOS | R.Y.F. (restless yellow flowers)
a seguire djset
main stage: LADY MARU - electro, deep house, techno tribale
privèe (degender toilet): THE QUEEN IS DEAD dj's rotation
punk rock, post punk, dark, new wave, anni '80, trash
c/o CSA Grotta Rossa
via della lontra, 40 - Rimini
www.grottarossa-rimini.it
DOMENICA 16 DICEMBRE
ore 14:00 per le vie del centro
PARATA CONTRO
LA GENERALIZZAZIONE
ore 17:00 vin brulè e castagnata in piazza
ore 20:00 cena vegan a seguire incontro con
Annalisa Zabonati* e Barbara X**
*Psicologa, psicoterapeuta, antropologa, vegana. Si occupa di Psicologia e Antropologia di Genere e delle Differenze. Studiosa di Storia delle Donne e di Ecofemminismo e Veg(etari)anismo, sta conducendo ricerche sulle relazioni tra animali umani e non umani e sulle implicazioni sociali, culturali e politiche del veg(etari)anismo
**Barbara è un'attivista, blogger, scrittrice. Ha scritto quattro libri : “Resistenze”, “Uncuorebestiale”,
"Uno in meno” e l'ultimissimo “Jeanne etoile de combat” che fanno parte di una collana che si chiama Aghenstbucs.
Gli Aghenstbucs sono la materializzazione di un'utopia.
Signicano scrivere senza essere soggetti ad alcuna legge.
Gli Aghenstbucs sono i libri fuori dal mercato, sono letteratura veramente libera e antagonista, autoprodotta e autogestita, che rifugge per ovvie ragioni l’ignominia autoritaria dell’industria culturale.
c/o CCA LuGhè
via dell’Industria 33 - Lugo
www.lughe.altervista.org
LUNEDÌ 17 DICEMBRE
ore 19:30 apericena vegan
Presentazione della videoinchiesta sui ruoli di genere
a cura del Laboratorio Sancho Panza:
una serie di interviste in giro per la città per riflettere su individualità, sessualità e ruoli di genere e la loro percezione nella società.
A seguire dibattito e inaugurazione della mostra fotografica "XXY"
Per finire DJset
c/o CSA La Resistenza
via della resistenza 32 - Ferrara
www.laresistenza34.wordpress.com
www.laboratoriosanchopanza.noblogs.org
Maschile e femminile sono categorie fisse e immutabili?
Quanti generi esistono? Infiniti?
Vogliamo affrontare la tematica queer a partire da queste domande, consapevoli di vivere in una società ancora fortemente (etero)normativa e patriarcale, che discrimina ogni diversità oppure la ingloba al suo interno con lo status di minoranza, affibbiando etichette in base ai comportamenti delle persone, ai gusti, alle inclinazioni.
Ci chiediamo se sia possibile sovvertire ogni etichetta proprio a partire da quella dell’identità di genere,liberandoci così anche di tutti quei ruoli attraverso cui la società ci riconosce, ci nomina e quindi ci controlla.
Per arrivare finalmente ad avere una società di persone, in cui ognun* sia liber* di essere se stess*.
Nel frattempo, con questa settimana di iniziative intendiamo conoscere meglio ed abbracciare nuove pratiche di decostruzione degli stereotipi e dei ruoli che ci sono imposti, per contribuire ad abbattere l'idea di norma e di devianza, allenandoci ad allargare il ventaglio del nostro immaginario sessuale a tutto lo spettro del possibile in modo da accogliere al suo interno tutte le singolarità, riconoscendo e rispettando la storia e il percorso di ognun*.
GIOVEDI' 13 DICEMBRE
ore 19.30 buffet vegan a seguire
laboratorio su generi, corpi e linguaggi con Nicoletta Poidimani.
Nicoletta, femminista e libera ricercatrice, dice di sé:
Scrivere saggi è certamente un atto individuale, ma le riflessioni sono sempre frutto di confronto collettivo.
Non sono un’accademica, ma un’intellettuale militante.
Tra i suoi saggi ricordiamo:
"L'utopia nel corpo. Oltre le gabbie identitarie molteplicità in divenire" (Mimesis 1998);
"Oltre le monocolture del genere" (Mimesis 2006);
"Difendere la "razza". Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini" (Sensibili alle foglie 2009)
c/o Spazio Liertario Sole e Baleno
sobb. Valzania 27 - Cesena
www.spazio-solebaleno.noblogs.org
VENERDI' 14 DICEMBRE
ore 19.00 Aperitivo mangereccio Vegan
ore 21.00 Turiste aliene nell'universo femminile. Escursione teatrale...
Una serata per riflettere insieme sulle forme attuali delle lotte di liberazione sessuale, a partire dalle rivolte che diedero origine al movimento GLBT, raccontate attraverso due video, da una delle protagoniste.
SYLVIA, RIMEBRI ANCORA... NoCode 2002
Era il 28 giugno del lontano 1969. Nei bar e nei locali del Greenwich Village si svolgevano feste di gay e trasessuali.
Di tanto in tanto arrivava la polizia, a sgomberare i locali, ad arrestare e umiliare gli avventori, a intascare le mazzette dei proprietari per chiudere un occhio. Ma erano gli anni sessanta americani e si respirava un clima di cambiamento in ogni sfera della società.
Una sera, al bar Stonewall, durante un'irruzione della polizia si accende una scintilla inaspettata, cresce il malcontento e inizia la prima rivolta per la rivendicazione dei diritti di chi non si riconosce nelle categorie sessuali consentite dalla legge.
A raccontare questa storia e l'atmosfera che l'ha generata è Sylvia Rivera, una meravigliosa trans a cui i libri di storia e la leggenda, attribuiscono il merito di aver tirato la prima scarpa col tacco (o forse la prima bottiglia di vodka) che diede origine alla ribellione. Il racconto di un passaggio fondamentale per la storia dei diritti e della dignità umana, raccontata da una delle protagoniste morta nel febbraio del 2002.
Estratto video dell'intervento di sylvia al convegno di transiti organizzato dal movimento identità transessuale e
al worldpride del 2000 a roma
Per chi ne ha ancora voglia... Dj set con Ari e Sere
c/o C.S.A. Capolinea
v. Volta 9 – Faenza
www.csacapolinea.noblogs.org
SABATO 15 DICEMBRE
XXY DEGENDER FEST
ore 18.00 workshop sadomaso con
BRUTAL (autocostruzione di fruste con camere d’aria)
WAI? (D.I.Y. Vegan Harness: come costruire da sol* il proprio vegan harness)
a seguire:
inaugurazione mostra
“The Catalog” di GOODYN GREENE*
e apericena vegan
*Goodyn Green è una fotografa queer femminista, nata a Aalborg (Danimarca) nel 1979.
Sin dalla prima pubblicazione nel 2009, è la fotografa principale del magazine berlinese Bend Over.
Fu la rivista stessa a presentare la prima raccolta di fotografie di Green, The Catalog, con immagini erotiche di donne queer e androgine in pose ispirate alle classiche riviste porno gay.
ore 21.00 presentazione libro
“La società de/generata. Teoria e pratica anarcoqueer” di ALEX B.
Alex B. ha 30 anni. Alcuni anni fa ha intrapreso una transizione fisica verso il maschile, per risolvere un disagio che sentiva con il proprio corpo. Non si riconosce nei generi maschile o femminile e, se proprio deve definirsi in qualche modo, preferisce i termini generici “trans” e “transgender”.
Da sempre insofferente all’autorità e anarchico individualista, ha scoperto il movimento radicale di liberazione animale, che gli ha aperto la porta verso altre lotte antiautoritarie a cui tutt’oggi dedica la maggior parte del suo tempo: tra queste l’ecologismo e la lotta contro le nocività, la lotta contro carcere e Cie, il sostegno ai prigionieri politici e un rinnovato interesse per le tematiche queer.
Del 2008 il suo racconto autobiografico Female-To-Myself e il breve saggio Il terzo genere nel mondo non occidentale pubblicati nell’antologia TranScritti.
a seguire:
proiezione corto “Dildotettonica per principianti” di SLAVINA
(menzione speciale al Sicilia Queer filmfest 2012)
ore 22.00 concerti
AGATHA | ?ALOS | R.Y.F. (restless yellow flowers)
a seguire djset
main stage: LADY MARU - electro, deep house, techno tribale
privèe (degender toilet): THE QUEEN IS DEAD dj's rotation
punk rock, post punk, dark, new wave, anni '80, trash
c/o CSA Grotta Rossa
via della lontra, 40 - Rimini
www.grottarossa-rimini.it
DOMENICA 16 DICEMBRE
ore 14:00 per le vie del centro
PARATA CONTRO
LA GENERALIZZAZIONE
ore 17:00 vin brulè e castagnata in piazza
ore 20:00 cena vegan a seguire incontro con
Annalisa Zabonati* e Barbara X**
*Psicologa, psicoterapeuta, antropologa, vegana. Si occupa di Psicologia e Antropologia di Genere e delle Differenze. Studiosa di Storia delle Donne e di Ecofemminismo e Veg(etari)anismo, sta conducendo ricerche sulle relazioni tra animali umani e non umani e sulle implicazioni sociali, culturali e politiche del veg(etari)anismo
**Barbara è un'attivista, blogger, scrittrice. Ha scritto quattro libri : “Resistenze”, “Uncuorebestiale”,
"Uno in meno” e l'ultimissimo “Jeanne etoile de combat” che fanno parte di una collana che si chiama Aghenstbucs.
Gli Aghenstbucs sono la materializzazione di un'utopia.
Signicano scrivere senza essere soggetti ad alcuna legge.
Gli Aghenstbucs sono i libri fuori dal mercato, sono letteratura veramente libera e antagonista, autoprodotta e autogestita, che rifugge per ovvie ragioni l’ignominia autoritaria dell’industria culturale.
c/o CCA LuGhè
via dell’Industria 33 - Lugo
www.lughe.altervista.org
LUNEDÌ 17 DICEMBRE
ore 19:30 apericena vegan
Presentazione della videoinchiesta sui ruoli di genere
a cura del Laboratorio Sancho Panza:
una serie di interviste in giro per la città per riflettere su individualità, sessualità e ruoli di genere e la loro percezione nella società.
A seguire dibattito e inaugurazione della mostra fotografica "XXY"
Per finire DJset
c/o CSA La Resistenza
via della resistenza 32 - Ferrara
www.laresistenza34.wordpress.com
www.laboratoriosanchopanza.noblogs.org
ANTISPECISMO E' ANTIFASCISMO
Nelle ultime settimane, nella piccola
grande galassia animalista e antispecista, sembra essere molto in voga
una determinata disciplina: ovverosia la stesura di articoli, resoconti,
cronache, commenti e via dicendo sulla giornata dello scorso 20
ottobre, su quelli che -giornalisticamente parlando- qualcuno definisce
come "i fatti di Correzzana".
Dato che sono stata la
sostenitrice di una delle parti in causa, e considerati i suggerimenti
di alcuni amici e amiche, decido di cimentarmi anch'io nel redigere
alcune valutazioni personali riguardo alla giornata del 20 ottobre.
Quel sabato, finalmente, si è deciso di
dare un segnale forte e di carattere politico a tutti i partecipanti: si
è cercato di far capir loro, tramite una presenza abbastanza compatta
di antifasciste e antifascisti, che tutti i soggetti interessati alla
battaglia antispecista che abbracciano pseudoideologie di destra (più o
meno estrema) non sono e non saranno mai i benvenuti a manifestazioni
per la liberazione animale.
Per qualche ora, forse per un giorno, è
sembrato che l'azione antifascista avesse sortito i suoi effetti.
Purtroppo però bisognava ancora fare i conti con le parole e i
comunicati di chi quella manifestazione l'ha vissuta e sostenuta da
vicino.
Perché è stato in questa successiva fase
che si è rivelata una certa impreparazione storica e sociale da parte
di molti commentatori più o meno improvvisati che, come me, abbracciano
la filosofia antispecista.
Si sono sentite frasi più o meno
deliranti di questo tenore: "Che ne sai se un giorno un fascista può
comprendere che la sua ideologia è sbagliata?" "Non puoi allontanare i
fascisti usando i loro mezzi: altrimenti sei fascista pure tu"
"Prendiamo le distanze dagli idioti che hanno preso parte a cori
offensivi" ecc.
Queste, e tante altre amenità di questo
genere, mi hanno spinto a buttar giù queste righe con le quali intendo
evidenziare una determinata quanto evidente scollatura dell'enclave
antispecista nei confronti del movimento antagonista.
Molti degli equivoci in ambito
animalista/antispecista hanno origine dalla convinzione (evidentemente
errata) secondo cui essere antispecisti ti permetterebbe di essere
"antitutto": questo non è vero.
Ci sono tanti antispecisti che non sono
antifascisti; ci sono antispecisti appartenenti all'area delle destre
(più o meno estreme); antispecisti omo/transfobici; antispecisti
sessisti; antispecisti razzisti e via dicendo. Ci sono cioè individui
vegani e che non considerano inferiore a se stessi nessun altro essere
vivente altro-da-umano, che hanno tuttavia serie difficoltà a
relazionarsi con un migrante o con un'altra persona a vario titolo
discriminata per la sua diversità.
L'antispecismo non va posto al di sopra
di tutto: è una parte del tutto, una parte che, col trascorrere del
tempo, acquista certamente di importanza e si arricchisce di
significato. Tuttavia anche gli antispecisti volgono la propria
attenzione verso una determinata prospettiva sociale: e a seconda delle
scelte che compiono (a partire dalla banalità del quotidiano), assumono
una determinata posizione politica, a prescindere dal fatto che
conferiscano pari dignità e diritti agli altro-da-umani.
In linea teorica è una bestemmia; ma da un punto di vista pratico certi atteggiamenti sono realtà di tutti i giorni.
Del resto (e non lo scopro certo io) vi
è -ahimè- una grande quantità di antifascisti, anarchici, comunisti,
antirazzisti che se ne impipano della questione animale e che mangiano
carne: costoro sono dunque specisti, pur battendosi per i diritti degli
esseri umani.
L'antispecismo non può essere di destra?
Certo, se si hanno le fette di melanzane davanti agli occhi non si può
che "vederla" così. Ma all'atto pratico (ciò che evidentemente interessa
maggiormente) vi è un elevato numero di antispecisti che per
formazione, atteggiamenti e addirittura simpatie volgono il proprio
sguardo, più o meno consapevolmente (occorre sottolinearlo), verso la
destra in tutte le sue sfumature.
Chi tende al cosiddetto superamento
della contrapposizione destra/sinistra è suo malgrado fautore
dell'instaurazione di una grande destra informale, che oggigiorno è
presente in ogni ambito e trae linfa dall'apoliticismo, da sempre l'arma
al servizio delle destre.
Ecco perché è fondamentale puntare
all'unificazione (ed equiparazione) delle battaglie per i diritti,
creando connessioni, intersezioni, ponti: sotto quest'ottica,
l'antispecismo non può che essere antifascista, e le battaglie per i
diritti degli umani oppressi devono cominciare necessariamente a
contemplare anche la liberazione animale.
Rimane il fatto che il concetto
di nonviolenza di molti antispecisti è sovente un impulso privo di
finalità concrete, derivante da un certo tipo di formazione, sociale e
politica. Senza considerare che la confusione, troppo spesso, regna
sovrana: molte delle critiche giunte agli antifascisti e alle
antifasciste nel dopo Correzzana, provengono da attivisti antispecisti
che su internet augurano regolarmente le peggiori torture ai
maltrattatori di animali. Come mai, allora, tutta questa indulgenza
verso i fascisti?
Da sempre (ce lo insegna la storia) il
nemico nazifascista è stato combattuto con l'intransigenza (e con le
armi, se consideriamo la Resistenza Partigiana): dovrei forse dolermene?
Vicinissimo a dove sono nata io, un
gruppo di partigiani ha fatto saltare in aria una jeep con a bordo tre
figuri dell'allora comando locale della Gestapo: dovrei essere
dispiaciuta per questo che, per fortuna, non è stato l'unico atto di una
guerra che ha portato alla Liberazione?
Chiaramente, no. Questa non è cieca
violenza: è una prova di forza con la quale la società civile ha voluto
salvaguardarsi dal pericolo nazifascista. E' ora di finirla col mettere
sempre tutto sullo stesso piano. Se su un tavolo abbiamo un piatto di
fusilli al pomodoro e arriva qualcuno che pretende di affiancargli un
piatto pieno di merda, gli si dice di no: gli si dice di no perché fa
schifo, perché è sbagliato. Ecco cosa manca alla società di oggi: la
capacità di discernimento, la volontà di separare ciò che è giusto da
ciò che è sbagliato.
Tornando al 20 ottobre (e cambiando
discorso), bisognava parlare chiaro sin dall'inizio: bisognava dire agli
antifascisti, appena arrivati, di non adottare nessuna misura per
cacciare i fascisti presenti; non bisognava lasciare che gli
antifascisti si facessero tutto il corteo in coda, a fare da muro; e non
bisognava nemmeno consentire agli stessi di giungere al termine del
corteo. Mi sembra davvero troppo comodo servirsi di antifascisti e
antifasciste per allontanare certa gentaglia, per poi infangarli e
compiacere così a quella stessa gentaglia. Chi ha fatto questo lavoro
sporco, sono compagne e compagni che conoscono bene le dinamiche di
piazza e che hanno utilizzato determinati striscioni, bandiere, cori in
una situazione di tensione, per mantenere il sopravvento su chi non era
bene accetto. Oltre al "muro", non ci sono altri mezzi non violenti per
tenere distanti i nazifascisti.
Certe tiratine d'orecchi agli antifa da
parte di alcuni antispecisti suonano dunque assai strane: erano
questioni che si potevano chiarire in privato, senza sbandierarle a
sorpresa nei comunicati ufficiali. Ed è pure deprimente leggere che i
fascisti andavano cacciati da quel corteo in virtù del fango tirato
addosso a chi si è battuto seriamente per la liberazione animale, e non
per la loro ideologia di tenebre e morte.
Certe cose sarebbero da dire a quegli
"idioti" di partigiane e partigiani che sono ancora vivi e che hanno
sparato e fatto attentati per distruggere il mostro nazifascista anche
per coloro che, con violenza e disprezzo, hanno insultato e infangato i
compagni e le compagne presenti a Correzzana. Alle volte, stare dietro
così insulsamente alla propaganda delle destre degli ultimi due tre
decenni gioca brutti scherzi.
Ho letto valutazioni e commenti su
internet di una violenza e di un odio spaventosi: e tralascio le idiozie
scritte dai fascisti e dagli apolitici (quelle fanno ridere, tanto sono
penose). Mi è capitato di leggere pensieri patetici che non hanno
alcuna aderenza con la realtà, sia della Resistenza che dei nostri
giorni.
Fuori da certo antispecismo, quando c'è
il sentore che qualche scelta adottata in un'azione possa essere oggetto
di strumentalizzazioni da parte di qualcuno di destra, ci si guarda
bene dal sottolinearla, rimarcarla, ecc. Oggi invece, da buona parte
della galassia animalista/antispecista, si fanno grandi riverenze alle
sensibilità (?) delle varie destre e dei benpensanti, con la scusa
ipocrita di una nonviolenza che è solo fair-play deteriore, che nulla
c'entra con la filosofia antispecista (ricordiamoci sempre che
l'antispecismo è un campo dell'umano), con la storia e con questo
sistema che reprime, - e che non trova alcun riscontro nella natura di
nessun essere vivente. Un conto è essere antispecisti, un altro è essere
fuori dalla realtà.
Riguardo ai fatti del 20 ottobre, ancora
non ho capito di quale violenza si vada cianciando. La sana
intransigenza mostrata da antifascisti e antifasciste quel giorno è una
cosa, la violenza fisica un'altra. E' brutto e sospetto il gettare
pubblicamente fango addosso a delle persone che si tengono ben stretti i
loro ideali. L'unica violenza, sotto gli occhi di tutti e tutte, si
è verificata nei giorni successivi, sui social network, sul web:
un'infamata dietro l'altra, un prendere le distanze dall'antifascismo
militante che mi spiega come mai molti antispecisti prendano pure le
distanze -nei fatti, anche se non nelle parole- dalle tematiche
antirazziste, anti omo/transfobiche, antisessiste. Più in
generale, certe prese di posizione improntate al buonismo e a una non
meglio precisata nonviolenza, costituiscono un grave passo indietro: una
vera e propria chiusura verso le tematiche antifasciste, una posizione
ipocrita da parte di chi afferma di battersi contro la violenza e poi
sostiene tesi quantomeno imbarazzanti sotto tanti profili, corredandole
di insulti verso gli antifascisti: "Idioti" "Coglioni" "Poveretti"...
Questo è inaccettabile, e facilita nel
comprendere quanto e come certe persone siano calate nei tristi e
squallidi tempi che stiamo subendo (non già vivendo), tempi che vedono
quasi un'intera società assumere atteggiamenti, pensieri ed espressioni
tipicamente riconducibili alla destra.
La violenza è anche e soprattutto
questa: condannare chi non vuole rinunciare a quella sana combattività
che, fino a pochi anni fa, contraddistingueva tutti i movimenti.
Dunque risulta perfettamente inutile
lamentarsi delle cosiddette infiltrazioni delle destre nei cortei
antispecisti: le destre non si fanno vive a queste manifestazioni perché
gli ideali animalisti costituiscono un poderoso richiamo per chiunque;
si fanno vive perché sanno che dall'altra parte c'è una porta socchiusa,
c'è una barriera molle...
Sono tantissimi e tantissime coloro che,
a prescindere dalla Resistenza Partigiana, non hanno la benché minima
cognizione di cosa sia la resistenza antifascista di oggi (legata
peraltro a doppio filo con quella). Nessuna conoscenza delle dinamiche
della lotta, né della "dialettica di piazza": i comunicati che ho letto
negli ultimi giorni, infarciti di passaggi che sembrano tratti da un
testo di Pansa, lo dimostrano ampiamente.
E ancora: quali e quante
applicazioni pratiche possono trovare nella realtà di una società
violenta, feroce come la nostra, le idee antispeciste relative a una
rigorosa nonviolenza? In una situazione estrema, è nella natura di
qualsiasi essere vivente ricorrere all'autodifesa. Negli ultimi giorni
ho letto di argomentazioni completamente antinaturali e contro ogni
logica. Che razza di storiella è quella dell'accusa del combattere il
nemico, mettendosi così sul suo stesso piano? E allora, partigiane e
partigiani erano nazisti perché sparavano alle SS? E' evidente che c'è
qualcosa che non va, se si arriva a queste conclusioni, qualcosa che non
va dal punto di vista della memoria storica, della cultura, della
capacità di giudizio e discernimento.
In definitiva, sono state criticate
e ingigantite in modo assai sospetto (e pericoloso) certe scelte
adottate da antifasciste e antifascisti il 20. Bene. La prossima volta,
mi sa tanto che verrà lasciato ampio spazio ai moderati e alla barriera
molle; saranno loro ad andare dai nazisti e dai fascisti che si
ripresenteranno alla manifestazione di turno: voglio proprio vedere
quali mezzi adotteranno per allontanarli (ammesso che gliene interessi
per davvero): un viso imbronciato e una fronte corrugata non sono
sufficienti, lo dico prima...
martedì 16 ottobre 2012
CONCERTO / READING
Venerdì 19 ottobre 2012, alle 20,30, presso il Caffè Letterario (Via Beccaria 10, Brescia): CONCERTO READING - BARBARA X e ANDREA BOTTI
"Le
suggestioni di uno spettacolo che intende coniugare musica e
scrittura. L'incontro di due mondi paralleli che, con le loro
differenze, vanno alla ricerca della libertà, obiettivo comune.
Niente schemi, niente costrizioni: due linguaggi per un unico fine.
Andrea
Botti, musicista, propone con la sua chitarra l'istintività del
suono, vibrazioni di volta in volta inedite provenienti dal cuore.
Variazioni di atmosfere musicali che cercheranno di intonarsi con le
brevi letture di Barbara X, schegge di pensieri tratte dai suoi
Aghenstbucs, i libri contro, la materializzazione di un'utopia: una
scrittura libera, autoprodotta e autogestita, per dar voce alla lotta
e all'amore.
I
colori e i suoni delle idee: i pensieri e le parole di Barbara si
specchiano nelle note di Andrea, in una amplificazione armonica."
domenica 7 ottobre 2012
Intervista a Barbara X
Intervista con Barbara
X
Milano 8 luglio 2012 –
Veganch’io
di Annalisa Zabonati
D: Ci racconti la tua
esperienza di persona che ha realizzato un percorso transessuale e
che ha fatto una scelta vegana e antispecista?
R: La scelta
vegana e antispecista prescinde dal mio percorso, anche se -è
innegabile- acquista forza proprio in virtù di quest'ultimo. La
filosofia antispecista (anche se in embrione quand'ero una “ragazzina
incompresa”) mi accompagna da sempre, come la scrittura. La
transizione è un’esperienza umana, che però spesso offusca altri
aspetti importanti della persona che la compie. Ad esempio, per
moltissimi io sono la trans che scrive, non la scrittrice che, fra
gli accadimenti della propria vita, ha vissuto anche l’esperienza
della transizione. Insomma, la mia condizione si ruba tutta la scena,
diventa la lente attraverso la quale giudicare l'intera mia vita. E
questo è anche il motivo per cui, ad esempio, molti rimangono
spiazzati quando parlo dei miei ideali, e mi chiedono come mai i miei
libri non affrontino soltanto tematiche legate al mondo trans.
D: hai ragione a dire che si
mette davanti prima la qualifica di trans rispetto a tutto il resto,
come se questo diventasse l’eccezione
R: Diciamo il
fulcro attorno a cui tutto ruota per giudicare la vita di una
persona. Perché questo è un aspetto che obiettivamente porta con sé
il torbido e il pruriginoso, e suscita un certo scalpore nelle
persone comuni: non c’è niente da fare, era così cinquant'anni fa
ed è così anche oggi. E' quel che accade da sempre quando, per un
motivo o per l'altro, si va a stuzzicare uno dei tabù più
importanti della nostra società, vale a dire quello relativo alla
sfera sessuale.
D: quindi indichi la
corporeità e la sessualità quali elementi fondanti della
manifestazione di sé agli altri.
R: esatto.
Comunque il problema è che si è giudicati, e io stessa sono
giudicata per il mio percorso di transizione, prima ancora che per
altro. In ragione di ciò, negli ultimi tempi sono arrivata a una
conclusione: ho deciso di utilizzare il mio percorso di transizione,
e comunque la persona che sono, come traino per determinati contesti.
Sono schietta, autentica, so che certe persone non si sarebbero mai
sognate di chiamarmi se non avessi fatto questo percorso. Chiaramente
non è così per tutti: tante splendide realtà, tipo i/le compagne/i
catanesi di IbrideVoci e di Catania Antispecista, hanno invitato
Barbara X, non una trans. In ogni caso, alla fine, col tempo, credo
che le persone arrivino ad apprezzare quello che fai, ma quando non
ti si conosce, è così. Sono stata invitata in certi ambiti, senza
libri, solo per il mio modo di essere donna, parliamoci chiaro. Che
poi io abbia offerto un determinato tipo di immagine, abbia espresso
pensieri, abbia elargito concetti diciamo di spessore, questo è un
altro paio di maniche, è un qualcosa che salta fuori (a sorpresa) in
un secondo momento; chi parla con me non lo immagina nemmeno
lontanamente: si aspetta solo e soltanto il solito vissuto “da
compatire” del prototipo di trans che tutti si aspettano.
D: e come vivi questo modo di
approcciarsi a te?
R: dipende, perché
se è vero che in generale è una cosa che può arrecarmi qualche
fastidio, è pure vero che lascio liberi di scatenare la loro
curiosità coloro che ne hanno.
D: dunque tu la utilizzi?
R: sì, ne fruisco
nei limiti entro i quali mi è concesso fruirne, dato che, per
fortuna, non ho mai avuto le aspirazioni di una starlette... Non mi
accade di frequente, ma lo considero un elemento che va comunque ad
arricchire il mio percorso spirituale.
D: perché lo chiami
spirituale?
R: per uscire dal
ginepraio in cui ci siamo inavvertitamente addentrate... Scherzi a
parte, io sono atea; intendo perciò parlare di spirito laico, uno
spirito che può essere il soffio vitale della foresta, il battito
di un cuore selvaggio o ancora i ritmi naturali che se ne infischiano
delle nostre piccole vite: lo “Spirito” di Helvétius, inteso
principalmente come “umana facoltà di pensare”, l'ho sempre
considerato di secondaria importanza. Prima il cuore, poi il
cervello. Sono molto materialista, e ciò potrebbe sembrare una
contraddizione con quanto ho appena affermato, ma “spirituale”
rimane un termine che mi piace utilizzare, una parola che ha pure a
che vedere con il lirismo, con l’idealismo poetico, con l'arte,
senza tuttavia dover necessariamente presupporre una qualche presenza
metafisica. Potrebbe essere un tratto che ho mutuato dalla
protagonista di uno dei miei libri, Jeanne Etoile de Combat:
lo spirito dell’anima, un'anima laica, un'anima che si fa istinto,
e poi ancora gli occhi della natura che scrutano dolenti il mondo
umano fra la vegetazione di una foresta tropicale: anima, sangue,
passione, amore. Insomma, tanti sinonimi e significati, un po’ come
il logos di Eraclito.
D: e questo ti conduce al tuo
modo di essere antispecista.
R: io sono
un'antispecista esattamente come tutti coloro che condividono questo
mio ideale, ma per il mio modo di essere donna credo di trovarmi
socialmente molto vicina alla condizione degli animali che vengono
sfruttati, massacrati orribilmente, solo per un capriccio alimentare:
come sappiamo, chi ancora mangia carne e derivati animali assume una
posizione speculare a quella della chiesa ai tempi di Galileo, una
visione antropocentrica che assoggetta con la violenza tutti gli
animali non umani del pianeta, ai quali viene riservata la stessa
quantità di incomprensione e disprezzo che solitamente viene
riservata a noi, persone che abbiamo fatto o facciamo il percorso di
transizione. Come il geocentrismo secoli fa, anche l'antropocentrismo
legittima la propria supremazia facendo leva sul falso, su una truffa
colossale. Sovente, la società umana, il cosiddetto consorzio
civile, mi ha trattato da essere inferiore: lo dico quasi con una
punta di fierezza, perché ciò in fin dei conti mi accomuna a tante
vite pure. Ma guai a parlare di “esseri inferiori” all'uomo
comune, normale, che ipocritamente si scandalizza quando gli si fa
notare questo tipo di cose, cioè l’inferiorità di altri
individui; ma la verità, purtroppo, è che siamo tutti uguali solo a
parole, c’è perlopiù una solidarietà di facciata; Adorno
sosteneva che l’uguaglianza è solo formale, sempre e ovunque, e da
tale stato di cose non si esce perché, in un modo o nell'altro, il
soggetto deviante è necessario. Esso è funzionale al sistema, è il
parafulmine, il capro espiatorio contro cui le persone cosiddette
normali, e sottolineo normali, hanno modo di sfogarsi per affermare
la propria normalità.
D: tu non ti ritieni una
deviante, ma pensi che il sistema ti definisca tale.
R:
sì, io non mi riterrei una deviante, usiamo questo
condizionale, però ad un certo punto, quando mi ritrovo a fare i
conti con me stessa e a rapportarmi col mondo esterno, io per prima
debbo ammettere, senza neanche tanto rammarico, di essere un soggetto
deviante. E' pure vero che tante volte utilizzo questa etichetta che
mi affibbia il sistema per ricavarne anche forza, se vogliamo. E'
come se mi dicessi: “Mi vedono così? e sia: ora avranno da me le
risposte che si meritano.”
D: in uno degli incontri che
abbiamo avuto recentemente hai detto una cosa che mi ha colpita; hai
affermato che al termine della tua transizione ti sei ritrovata nella
posizione del sesso più oppresso, da posizione sociale dominante,
come maschio (o presunto tale), ti sei ritrovata dall’altra parte.
R: eh già, dalla
parte del... “secondo sesso”, come lo definì la nostra cara
amica Simone De Beauvoir. E' risaputo (almeno lo spero...) che,
volendo transizionare, sono due le direzioni che si possono prendere:
c’è la donna che transita verso il maschile (quindi il trans), e
c’è chi fa il percorso opposto, chi dal maschile transita verso il
femminile (cioè la trans), e questo implica tutta una serie di
interventi diametralmente opposti, a partire dalle terapie ormonali.
Detto questo, io mi sono accorta negli anni di quanto i trans, cioè
le persone che compiono il percorso opposto al mio, venissero
tollerati un po' di più rispetto a noi. Prima di tutto li si nota di
meno, e questo gioca un ruolo assai importante, dato che la donna
trans (la m-t-f) patisce una sovraesposizione ben maggiore. In
secondo luogo bisogna anche considerare il fatto che il trans,
proprio in virtù della propria aspirazione al maschile, sembra
attiri minor ostilità verso di sé; per l'opprimente ottusità della
società patriarcale, fallocentrica e androcentrica, è come se
ambisse a una posizione più elevata nella graduatoria sociale.
Chiaramente, loro, i trans, non pensano a queste dinamiche, e
affrontano il percorso di transizione soltanto per perseguire ciò
che reputano sia giusto per il loro benessere, che è poi quello che
facciamo noi m-t-f. Tuttavia ne consegue che una società
fallocentrica, come iniziarono a definirla le Redstockings nei primi
anni ’70, non può che vedere in modo estremamente negativo chi da
“uomo” aspira a diventare donna, quindi a raggiungere una
posizione sociale generalmente considerata “inferiore”. Io sono
dunque scesa di un gradino nella scala sociale di questo sistema
umano, umanizzato e fallocentrico: e allora molta gente si chiede a
bassa voce se io sia pazza, senza però tenere in minimo conto la
gioia e la fierezza che mi derivano dall'appartenere al genere
femminile.
D: È importante che una
trans, un’ex trans nel tuo caso, abbia consapevolezza di questo,
perché quando ho avuto occasione di parlare con delle trans questa
consapevolezza era assente e negata, assumendo atteggiamenti di un
femminile asservito al sistema patriarcale. Per questo il tuo è un
percorso singolare.
R: la
donna-oggetto, che esprime quel servilismo cui vuole
assoggettarci il patriarcato, obbedisce ciecamente a moduli estetici
precostituiti, servendosi di atteggiamenti stereotipati. Mancano
troppo spesso la fantasia, la ribellione, la coscienza di sé (tutti
elementi che si possono coltivare amando i pensieri di esseri umani
come Hugo, Dostoevskij, Cervantes, Dante e molti/e altri/e, - non
certo piazzandosi davanti alla TV e guardando programmi che non
voglio nemmeno nominare [Per inciso, io non ho una TV dal 1994]).
Questo modello schiavizza la donna e la rende mero oggetto di
riproduzione, cioè un oggetto che serve per soddisfare il piacere
maschile, e di fatto rende le donne simili a tanti altri esseri
considerati inferiori (e qui ritorna il parallelo con gli animali non
umani, utili solo a determinati scopi, secondo la delirante logica
del profitto e del dominio, che mira sistematicamente a reificare e
mercificare): sei nel tuo ruolo solo se ti comporti come ti hanno
detto che devi comportarti. Esattamente come l’animale da reddito,
il cui ruolo è quello di subire ciò che il sistema nazicapitalista
ha stabilito che debba subire. Purtroppo, noi viviamo in un pianeta
la cui forma di governo è la dittatura di un tiranno che risponde al
nome di Genere Umano: all'interno di tale raggruppamento vi sono
altre gerarchie (prima l'uomo bianco e ricco, poi la donna, e via di
questo passo, fino ad arrivare ai gradini più bassi dell'umana scala
sociale), ma tutti gli umani -chi più, chi meno- concorrono allo
sfruttamento delle risorse del pianeta e delle altre specie viventi,
partecipi come sono di un sistema contaminato alle radici e corrotto
dal calcolo, dal raziocinio, dalle leggi, dai divieti, dal profitto.
Personalmente, ho sempre rifiutato le aberranti imposizioni e le
regole di quest'orribile Stato Di Cose; non ho mai voluto chinare il
capo, cedendo alla rassegnazione: anzi, esprimo le mie idee e, in
piazza o davanti a un foglio, combatto per i miei ideali. Tutto
questo anima il mio essere da tanto tempo e ne costituisce la
principale ricchezza. Chiunque dovrebbe inorridire dinanzi a questo
sistema, e certe donne (che siano trans, ex trans o genetiche) altro
non fanno che portare acqua al mulino del sistema di dominio.
D: come vivi il tuo
femminismo?
R: sento che
l’universo femminile, nella sua totalità, lo dico poeticamente e
senza fare tanti distinguo, mi ha accolta a braccia aperte; sono
veramente contenta di questo. Il mondo delle donne mi emoziona anche
per certa solidarietà e complicità, e questo mi fortifica quando
cerco di battermi per le dinamiche che riguardano il mio genere. Io
già provengo da un bel laboratorio di lotta, quello del percorso di
transizione, e so cosa vuol dire essere discriminati, considerati
persone inferiori, e sulla base del mio vissuto io realizzo i miei
progetti di lotta, con la mia forza, le mie emozioni, il mio impegno.
Ecco con quale impeto nasce la mia pulsione femminista.
D: non sempre c’è adesione
al pensiero femminista, perché a volte è travisato come un pensiero
estremista, e anche lo è, ma soprattutto perché ha una visione del
mondo che prevede lo smantellamento di un certo sistema, quello a cui
tutt* siamo sottomess*, nessun* esclus*. In questo tuo triplo
percorso di dominata, come trans, come donna e come animale, ti
ritrovi a riflettere e a confrontarti in un ambiente, quello
animalista antispecista vegano, in cui le cose non sono così
scontate e lineari come potrebbero sembrare.
R: questo è vero,
essere antispecisti (o antifascisti, antirazzisti, ecc.) non conduce
automaticamente ad essere dalla parte del cosiddetto diverso, ad
essere contro omofobia e transfobia. Purtroppo le persone danno per
acquisito questo dato, forti come sono di un ideale al quale
autenticamente aderiscono, e così l'incomprensione è sempre dietro
l'angolo. Anche agli antispecisti sfuggono determinate dinamiche, ed
è su queste che bisognerebbe lavorare, senza innalzare muri e
chiudere porte. La realtà molto spesso è che cert* compagn* sono
solidali solo nei confronti della loro idea di persona trans
(l'infelice da compatire): quando quest'ultima si palesa per ciò che
è (cioè una persona) e prende iniziative, manifestando le proprie
passioni e indole, scatta la diffidenza, che -come nel mio caso con
alcuni antispecisti bresciani e milanesi- può spingersi fino
all'emarginazione (quando mi capita di chiedere spiegazioni in
merito, ricevo in cambio solo l'ottusità di uno sguardo bieco: di
fatto ancora “non so” per quale motivo io sia stata allontanata
da certi ambiti). Sono una donna ex trans, ho cioè terminato il mio
percorso di transizione e sono approdata al genere e al sesso cui
aspiravo, ma purtroppo vedo che si continua a far confusione su
questa come su altre cose, secondo me anche volutamente: in generale,
non so quanto inconsapevolmente, si vuole mantenere l’idea della
devianza, della diversità, perché -come dicevo poc'anzi-
funzionale a questa società, al suo desiderio di salvaguardare un
certo habitus mentale che permetta di continuare a discriminare il
diverso. I/le trans, i gay, le lesbiche in questa società sono nella
maggior parte dei casi considerat* in modo sbagliato. E siccome il
movimento antispecista fa parte della società umana (noi
antispecisti siamo esseri umani, fino a prova contraria), ci sta che
vi sia chi, pur aderendo a questo ideale, si ritrovi a fare i conti
proprio con quell'ignoranza e quel disagio comuni a moltissime altre
persone, chiamate a comprendere per davvero (e con una certa urgenza)
i percorsi di transizione e gli orientamenti sessuali.
D: secondo te come mai?
R: è una
questione che non pertiene alla sfera razionale. Ma ci sono tanti
soggetti che comunque si affidano alla sfera razionale e conducono il
loro ragionamento nel modo sbagliato, in malafede. Ma nella maggior
parte dei casi all’inizio non c’è malafede; c’è piuttosto una
pulsione, un retaggio che ti è stato inculcato, diciamo così, dalla
società patriarcale, secondo cui vi sono determinate scelte di vita
che, a differenza di altre, vengono considerate sconvenienti,
riprovevoli. E tu, anche se nella teoria dell'ideale che ti
appartiene ti dichiari la persona più aperta del mondo, ti fai
influenzare da quel retaggio e rischi così di scivolare dinanzi al
contatto reale, all’atto pratico. In virtù di queste
sovrastrutture, di queste distorsioni a livello inconscio, ti ritrovi
a comportarti nel modo sbagliato, magari proprio in quel modo che
fino al giorno prima avevi criticato nella persona di idee politiche
diametralmente opposte alle tue. Questi sono i paradossi
dell'ignoranza.
D: si può e si deve superare
questo, e secondo te come?
R: sicuramente si
può, senza ricorrere a mezzi estremi, come ad esempio compiere il
mio percorso... Scherzi a parte, a volte sembrerebbe che senza
esperienza diretta non si riesca a capire, “le parole richiedono
esperienze condivise,” diceva Borges. Ma si può capire servendosi
del cuore. Ne parlo sempre e ovunque: il cuore. Il cuore, in questo
come in altri casi, deve alimentare e illuminare la mente con la luce
della coscienza e del buon senso, cioè con l’amore (vedi? sono una
donna romantica: anche questo è un cliché...). Si tratta dell’amore
vero e puro, o di un sentimento che gli si avvicini, tipo l'empatia,
la solidarietà: ecco da dove hanno origine la condivisione e la
consapevolezza di essere parte di un tutto che devi accettare e
comprendere in ogni sua singola sfaccettatura. Il pregiudizio si può
dunque superare, basterebbe, e mi autocito, dare un calcio ai tabù.
Sembra facile, e in realtà non lo è, ma concedendo più spazio al
sentire, al sentimento, senza farsi influenzare dalle voci della
razionalità, che provengono dall’esperienza spesso complice del
retaggio, bisogna provare a interrogarsi sulla veridicità delle cose
sentite, metterle in discussione e sforzarsi di capire le
transizioni, gli orientamenti, e così via. Transizione e
orientamento sono cose completamente diverse, ma pochi lo sanno,
anche fra i/le compagn*: la prima riguarda il genere e l’altra
l’affettività, l'una ciò che si è e l’altra ciò che piace. Ho
portato l'esempio di un dato basilare quanto semplicissimo da
acquisire, perché so che spesso ci si va ad impantanare su ciò che
è elementare; la gente preferisce lambiccarsi sulle complessità,
cerca di sviscerarne indizi e aspetti, ma sulle cose semplici
inciampa, e questo capita pure agli/alle antispecist*. Un discorso a
parte va fatto poi per tutta quella gente che vuole continuare ad
alimentare la confusione intorno alla condizione trans: gente che
vuole rimanere ignorante in materia per continuare a farci del male,
lasciandoci nel vago, nell'indefinibile. Si vogliono mantenere
determinate posizioni anche perché si è consapevoli del fatto che,
sapendone di più su certe cose, la società machista e fallocentrica
potrebbe poi giudicarti in un certo modo, soprattutto se sei maschio.
Nessun uomo esce a passeggiare con una donna come me, nessun uomo
dimostra di essere per davvero ciò che sostiene nella teoria, cioè
una persona libera da ogni pregiudizio. Penso per esempio a quando
incontro per strada un conoscente o amico (maschio, lo sottolineo), e
questi accelera il passo pur di non far vedere che si trova in mia
compagnia; c'è una schiavitù, un condizionamento, che gli sussurra:
“Se ti fai vedere da solo in compagnia di questa persona [cioè con
me], gli altri potrebbero pensare molto male di te, quindi stai
attento” e allora a lui viene la famosa sindrome del cacasotto e
cerca di lasciarmi indietro. Naturalmente, le donne sono molto meno
soggette a questa sindrome, esse non corrono il rischio di sentirsi
affibbiare l'epiteto di “ricchione”. In definitiva l’uomo ha
molto più da perdere, e noi trans male-to-female veniamo
discriminate anche perché costituiamo un attacco al totem del fallo,
venerato in questa società esattamente come nelle tribù antiche,
non c’è niente da fare, è la stessa cosa; è questo totem che
impera, è una divinità, e il nostro percorso di transizione sembra
uno sberleffo nei suoi confronti, anche se ovviamente non lo si porta
a compimento per tali ragioni.
D: il tuo pensiero e la tua
azione politiche come donna antifascista, come antispecista, come
antirazzista, come donna che ha sperimentato un percorso di
transizione, come femminista, ha una serie di intrecci.
R: questo è molto
bello e importante! Contaminazioni: ciascuna delle battaglie che hai
menzionato riceve forza e linfa dalle altre, perché, come sempre amo
dire, è tutto collegato, è tutto collegato, è tutto collegato...
D: come dice patrice jones,
connessioni connessioni connessioni, noi non dobbiamo solo fare
ponti, ma dobbiamo essere i ponti. Però, come tu ben sai, sembra
sempre che le lotte, per quanto dichiarate affini, non riescano mai a
confluire in un percorso comune. Se l’antispecismo, come mi auguro
e presumo, penso sia la punta avanzata di tutte le lotte contro il
dominio, come possiamo noi come donne e come femministe dare il
nostro contributo per essere queste connessioni, fare questa opera di
connessione, dato che il femminismo ha mille sfaccettature?
R: penso che sia
molto semplice: chi non vuole mettere in atto un progetto di impegno
ad ampio raggio, rimane per forza di cose una persona limitata
politicamente oltreché pigra. La vera ricchezza è creare le
connessioni fra le battaglie per i diritti, e chi non lo fa o non
vuole farlo è una persona sicuramente povera, perché meno ti
impegni più sei pover*. Sartre affermava: “L’uomo è inutile,
cessa di essere tale solo quando si impegna.” Ma tra il disimpegno
e l’impegno vi sono diversi gradi, diverse sfumature: ci si può
fermare subito, oppure si può arrivare a sfiorare un alto grado di
purezza interiore, abbracciando più cause. Più ti batti, più
impegni il tuo cuore prima ancora che il tuo cervello, e più ti
accorgi che puoi raggiungere un elevato grado di purezza, che è poi
conoscenza, non certo intesa come arido nozionismo. Si va insomma a
far l’amore con la propria coscienza, più battaglie condividi e
colleghi fra loro, più ami la tua coscienza. Questa è sicuramente
la via da seguire nel futuro immediato, vincendo le resistenze di chi
accampa scuse su scuse, dicendo per esempio: “Io mi occupo della
tal battaglia, ma non mi riesce di occuparmi di antispecismo, guarda
lo farei volentieri, ma già mi impegno per altro.” Una grossolana
stupidaggine: basta modificare le proprie abitudini alimentari e già
ci si occupa di animalismo: la pratica antispecista inizia smettendo
di mangiare i pezzi dei cadaveri degli animali sfruttati e massacrati
nei macelli da questo sistema nazicapitalista, la rivoluzione
antispecista inizia in cucina. Da tale spinta politica alimentata
dall'etica e dall'empatia, hanno origine la determinazione e
l'energia che trasformano in un blocco granitico le tue convinzioni,
la voglia di partecipare e di batterti che ti connota come militante.
D: sintetizzando, la tua è
una visione politica contro il dominio.
R: certo, il
dominio universalmente concepito, prima di tutto umano e umanizzato
di questo sistema infernale che costringe a gabbie, a sovrastrutture
un’infinità di esseri ingiustamente considerati inferiori. “Non
fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te,” diceva
qualcuno... E' l'etica della reciprocità, no? Ma non vi può essere
etica se chi è sfruttato, a sua volta sfrutta. I paradossi legati a
quest'assioma sono un'infinità: pensiamo a chi si batte per
l'ambiente e si nutre di carne, quando gli allevamenti intensivi sono
una delle fonti primarie di inquinamento; pensiamo ai migranti che
lottano per i propri sacrosanti diritti e si autofinanziano con cene
a base di carne; pensiamo a chi lotta contro la fame nel mondo e poi,
con la sua dieta piena di bistecche e prosciutti, contribuisce ad
affamare intere popolazioni allo stremo, che vedono cereali e
vegetali finire in bocca a dei condannati a morte (gli animali) che,
al momento della macellazione, rendono 1/5 di quanto hanno consumato
nella loro orribile vita in allevamento. L'essere umano in questo
pianeta si sta comportando come un nazista: ha ridotto in schiavitù
chi considera inferiore a sé, e in molti casi non se ne rende
neanche conto, tanto è “piegato al rigido volere d'abitudine”,
come dice Sara, una cara amica mia. Prima di tutto occorre dunque
combattere le assurdità dei condizionamenti culturali. Il punto
focale è questo. Cioè considerare attentamente e con gli occhi
della coscienza le fondamenta sulle quali Horkheimer erigeva
l’edificio sociale: l'indescrivibile sofferenza degli animali.
D: quindi secondo te, tutti e
tutte siamo chiamat* a questo compito, ognun* per come riesce, senza
però escludere delle parti che a priori potremmo ritenere non
pertinenti alla nostra visione del mondo, perché ne risulterebbe
inquinato il proprio discorso politico e di attivismo, e produrrebbe
un finto impegno.
R: noi siamo
chiamate/i ad impegnarci, ognuno per come riesce, ma senza escludere
temi e argomenti ingiustamente reputati di secondaria importanza da
abitudini di comodo, altrimenti è appunto un finto impegno che non
può che produrre lassismo e conquiste labili o di poco conto.
D: qual è
la tua idea di queer?
R: mi viene da
sorridere, perché, da sempre, più cerco di essere normale e più
sono queer, ce l’ho proprio nel sangue, talvolta ho come la vaga
sensazione di essere una persona che esce sempre e comunque dagli
schemi. E pensare che ho sempre sognato di fare la casalinga e di
lavorare in fabbrica... Più mi impegno ad essere una massaia perbene
e più il mio istinto mi porta ad abbracciare un certo modo di vedere
la vita: Queer è la militanza, Queer è la diversità interiore,
quella diversità che conduce ad elaborare i propri pensieri politici
in una certa maniera, indirizzandoli verso l'azione e l'impegno.
Sempre qui vado a parare, e ciò mi rende felice, perché vuol dire
che è un automatico moto istintivo che viene dal cuore.
D: cos’è
per te la scrittura ed essere scrittrice?
R: per me la
scrittura è principalmente un atto d'amore. E' l'attività che
svolgo praticamente da una vita, dai tempi in cui non avevo la
possibilità di farmi leggere da nessuno. Da poco più di un anno
sono riuscita a mettere a frutto la mia passione di una vita e ho
realizzato gli Aghenstbucs
(http://queerveggiepride.blogspot.it/2012/06/barbara-x-e-i-suoi-aghenstbucs.html),
facendo quasi tutto da sola: gli Aghenstbucs sono i miei libri,
quattro autoproduzioni letterarie grazie alle quali diffondo i miei
pensieri per strada, nei locali, alle feste. La spada di Don
Chisciotte e la penna di Pasolini: due strumenti che ho sempre posto
sullo stesso piano. Così come la scrittura e la lettura, che sono in
correlazione dialettica. Non riesco a concepire la scrittura
diversamente dal tenere sempre in considerazione l’impegno, la
lotta per i diritti. Io scrivo perché ho la necessità di comunicare
pensieri ed esperienze, miei o altrui; scrivo per trasformare in
azione i moti del mio animo, ciò per cui mi batto tutti i giorni.
Per tale ragione la mia scrittura ha una valenza altamente
contenutistica, un contenuto che si fa messaggio politico. Con questo
non voglio e non posso dire che non mi curo dell’aspetto formale,
ma la mia tecnica (pur affinata nel corso degli anni tramite studi ed
esercitazioni varie) ovviamente non mi consente di far sì che esso
stesso divenga contenuto: questa magia, del resto, è riuscita a
Boccaccio, Manzoni e pochissimi altri. Su un altro piano, l'esercizio
della scrittura è per me un'affermazione della mia individualità,
quasi un riscatto sociale al cospetto di una società in cui regna
comunque la scarsità di considerazione nei confronti della persona
trans (“E' trans, però è brava”, “E' trans, però è
intelligente”). Personalmente, tale scarsità di considerazione mi
ferisce non poco: essa ha origine dal mio modo di essere donna il
quale, nella mente della gente comune, trasfigura il prototipo di
scrittore o scrittrice che di solito si tende a contemplare. Ciò
nonostante cerco da sempre, da quand’ero una “ragazzina
incompresa”, di scrivere nel modo più serio che posso, cioè di
dedicarmi ad un testo fino a godermelo, lavorandoci sopra con zelo e
passione, affinché la forma sia al servizio del contenuto. I miei
punti di riferimento (nomi e opere) sono principalmente nella
letteratura classica, pure, come spesso amo ripetere, la cultura non
è arido nozionismo, bensì coscienza: bisognerebbe sempre utilizzare
la conoscenza per amare se stessi e gli altri, perché la cultura è
condivisione, esperienze comuni, solidarietà.
giovedì 19 luglio 2012
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